Il blog di Flavia

Come misuro il successo

July 12, 2016 7:25 am
Flavia's Voice

Misuro il successo in due modi ugualmente importanti: la fiducia che un editore ha in me e la reazione dei lettori.

Per poter avere la seconda occorre avere la prima. Cio` che permette a uno scrittore di portare le sue storie all’attenzione dei lettori e` un editore convinto che le storie che narri vanno condivise con il mondo. Senza un buon editore che comprende i desideri e i bisogni di uno scrittore, si hanno solo manoscritti mai portati alla luce, per quanto degni essi siano. Per dirla scherzosamente, la mia prima misura del successo e` il fatto che i miei libri non sono stati cestinati.

E` molto bello sapere che un editore ha deciso di dedicare tempo, cura e denaro alle storie che narri. Poche cose sono gratificanti al pari di un bel volume che si puo` tenere fra le mani, riporre su uno scaffale e sfoggiare con orgoglio.

La seconda misura del successo sono le recensioni dei lettori. Ho raccolto una rispettabile costellazione di stelline dorate, e non nascondo che contarle mi da’ molta soddisfazione.

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Essere scrittore: come la vedo

June 17, 2014 4:28 am
Being a writer: as I see it

Innanzitutto non mi prendo troppo sul serio. Gli scrittori di narrativa non sono una razza a parte toccata da una scintilla di divina follia che i comuni mortali non potrebbero comprendere. Sono semplicemente sognatori ai quali viene più facile che ad altri dare voce ai loro sogni. Si chiama un “dono” cioè non ve lo siete guadagnato. Tutto ciò che si può fare con un dono è lavorare sodo per fare onore ad esso. Molti nascono con il dono dello scrivere e lavorano sodo per fare onore ad esso, eppure non vengono mai pubblicati. Essere pubblicati richiede un elemento di pura fortuna, così come essere scrittori “di successo”. Ma il successo non è obbligatorio; per citare Hemingway: “Gli scrittori scrivono per salvare se’ stessi.” Oltre quel punto tutto è un sovrappiù.

Secondo, non mi sottometto alla schiavitù di una scadenza. Penso che solo i principianti dovrebbero essere costretti a scrivere con l’orologio in mano. Ci ho messo quasi otto anni per finire due romanzi, mentre nel frattempo facevo le faccende di casa, mi prendevo cura di un marito, allevavo un figlio, lavoravo e andavo all’università. A quanto mi dicono, i miei romanzi valgono; i pezzi che mi sono affannata a finire prima degli esami di Scrittura Creativa sono esercizi.

Infine, lascio sempre un angolino privato che non condivido con i miei lettori. Alcuni sogni sono sacri.

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